——
Nuova versione 7 – Anno 2021
Questa versione racchiude tutta l’esperienza accumulata in quasi dieci anni di esperimenti.
In questo capitolo troverete tutta la documentazione necessaria, consultate le versioni precedenti solo se siete interessati alla storia di questo progetto.
La costruzione è notevolmente semplificata, tutta l’elettronica si trova sullo stesso lato della camera (senza i cavi schermati che utilizzavamo per andare all’amplificatore sulla estremità opposta).
I moduli PCB sono diventati così piccoli e leggeri che si può fissarli con fili rigidi di rame stagnato (azzurri in questa immagine), saldati sulla superficie di lamiera stagnata (o sulla superficie rivestita di nastro di rame nelle versioni professionali della camera).
Inoltre (ma lo vedremo meglio in seguito), coprendo il FET con uno schermo rettangolare e il foro con una fine reticella di ottone, è possibile far lavorare la camera aperta, con l’elettronica completamente accessibile, come la si vede in questa immagine. E questa è una grande comodità quando si devono fare misure sui componenti prima di chiudere la camera.
I miglioramenti sono sostanziali!
- Grande stabilità dei parametri, anche con forti variazioni di temperatura.
- Precisione delle misure notevolmente migliorata.
- Minore rumore di fondo e minore sensibilità ai disturbi.
- Facilità di costruzione.
- Cablaggio delle connessioni semplificato.
- Facile sostituzione dei moduli.
- Possibilità di fare misure sui componenti anche con la camera aperta.
DOWNLOADS – V7
Tutta la documentazione in formato PDF:
Radon_IonChamberV7_Construction_ENG.pdf
Radon_IonChamberV7_Electronics_ENG.pdf
IonChamberV7/Radon_IonChamber_ENG.pdf
IonChamberV7/Radon_Info_ENG.pdf
Radon_IonChamberV7_Construction_ITA.pdf
Radon_IonChamberV7_Electronics_ITA.pdf
IonChamberV7/Radon_IonChamber_ITA.pdf
IonChamberV7/Radon_Info_ITA.pdf
Radon_IonChamberV7_Construction_DEU.pdf
Radon_IonChamberV7_Electronics_DEU.pdf
IonChamberV7/Radon_IonChamber_DEU.pdf
IonChamberV7/Radon_Info_DEU.pdf Ringraziamo Heiner Gerling per le traduzioni in tedesco.
Radon_IonChamberV7_Construction_FR.pdf
Radon_IonChamberV7_Electronics_FR.pdf
IonChamberV7/Radon_IonChamber_FR.pdf Ringraziamo Jacques PAGES per le traduzioni francesi.
IonChamberV7/Radon_IonChamber_ESP.pdf
Tutti i file originali in formato ODT (OpenOffice), per i traduttori:
https://www.theremino.com/files/IonChamberV7/IonChamberV7_OdtDocs.zip
Gli schemi, i PCB e le simulazioni più recenti:
https://www.theremino.com/files/IonChamberV7.zip
– – –
I componenti sono tutti facilmente reperibili ed economici,
l’unico dubbio potrebbero darlo i resistori da 1 Giga,
li potete trovare a buon prezzo seguendo questo link.
La applicazione Theremino Geiger si scarica da questa pagina.
Informazioni sulle versioni precedenti e alcune vecchie immagini in questa pagina.
Se non riuscite a reperire i componenti o a costruire i circuiti stampati
chiedeteli a Lello ( maxtheremino su eBay )
oppure scrivetegli a: ufficiotecnico@spray3D.it
– – –
Ora avete tutto il necessario.
Da qui iniziano le versioni precedenti,
consultatele solo se siete interessati alla storia di questo progetto.
——
Premesse per la versione 6 – Anno 2016
Negli ultimi mesi le ricerche sulla camera a ioni per il Radon hanno portato ad inattesi risultati e nuove scoperte. Parte di queste scoperte sono merito di sperimentatori, sparsi per il mondo, il più attivo è sicuramente Pavel Provaz, che ha già sperimentato un gran numero di configurazioni diverse (e ha inventato la nuova versione a parete singola). In questa pagina riportiamo i risultati delle osservazioni più recenti.
Molti hanno sperimentato che la camera, dopo aver funzionato bene a lungo, improvvisamente perde sensibilità e, dopo un certo tempo, ricomincia a funzionare bene. E si sono chiesti se può dipendere da variazioni dell’alta tensione, o di altri parametri.
RISPOSTE
L’alta tensione non c’entra, può variare da 450 a 550 Volt senza provocare differenze nelle misure.
E anche la tensione sul TP1 è poco significativa, dipende molto dal FET. Alcuni FET hanno una corrente (con Gate aperto) più alta e quindi il TP1 sale un po’. Ma la tensione sul TP1 sale anche, e di molto, in presenza di aria umida. E in queste condizioni il FET amplifica meno.
Per cui questi difetti sono quasi sicuramente provocati dall’umidità dell’aria.
In questi ultimi mesi abbiamo scoperto che l’aria oltre il 70% di RH riesce a condurre decine di pico Ampere (e fino a oltre 500 pA quando ci si avvicina al 90%). Stiamo quindi studiando una camera che possa lavorare anche in ambienti molto umidi (oltretutto senza arrugginirsi)
La prima soluzione pensata fu di deumidificare l’aria (che si invia alla camera attraverso un tubo e una piccola ventola). Il deumidificatore è composto da una serpentina scavata su un lato di un blocco di alluminio da 5 x 5 cm e alto 10 mm, con una cella di Peltier che lo raffredda. La serpentina è rivolta in basso e un panno raccoglie le gocce di acqua e le fa evaporare.
Ma il deumidificatore non è una soluzione molto elegante e consuma molta corrente. Per cui stiamo studiando alcune soluzioni per l’umidità e alcuni miglioramenti, anche per altri aspetti:
- Prima di tutto un elettrodo centrale in tubetto di ottone da 2mm (che migliora di molto anche la resistenza ai rumori meccanici)
- Una parete esterna in acciaio inossidabile o alluminio.
- Nuovo schema di polarizzazione del FET con Gate del FET a massa attraverso resistore da 1 Giga Ohm che sopporta anche centinaia di picoAmpere di corrente di perdita dell’aria.
- Nuovo circuito amplificatore (versione 6).
- Tentativi di eliminare la doppia parete, caricando l’elettrodo centrale con 500 Volt (circa) e isolando il Gate con condensatore da 1000pF.
Una nuova interessante idea è di proteggere la camera a ioni dalla umidità chiudendola in un sacchetto di polietilene. Il polietilene ferma sia il vapore acqueo che il Thoron, ma lascia passare il Radon. Il sacchetto di polietilene agisce come membrana polimerica (il radon deve prima dissolversi e quindi diffondere) e deve essere molto sottile per non rallentare troppo la risposta.
Chi volesse fare esperimenti, può rivolgersi ad Alessio, che sa come reperire i componenti e può preparare i nuovi PCB.
Nuovo amplificatore – Versione 6 – Anno 2016
Da questo indirizzo si può scaricare lo schema, il PCB e le simulazioni più recenti:
https://www.theremino.com/files/IonChamberAmpV6.zip
E qui si possono comprare economici resistori da 1 Giga:
http://www.mouser.it/ProductDetail/TE-Connectivity/RGP0207CHK1G0/?qs=%2fha2pyFaduhkrdcbzNk6CHQ1bfgoVndRtlEgfJiN2nuM8RBuTFoG3A%3d%3d
Attenzione che il resistore deve stare COMPLETAMENTE DENTRO alla camera interna, altrimenti raccoglie disturbi e non funziona più niente.
Notare che se si polarizza a massa il Gate la tensione sul TP1 diventa circa 0.3 Volt e non viene più modificata dall’aria umida (prima il voltaggio normale su TP1 era da 1.1 a 1.3 Volt e saliva molto, anche oltre 1.5 Volt, in presenza di umidità. E quando il voltaggio sul TP1 sale, il FET amplifica meno, e si verifica una forte perdita di sensibilità agli impulsi di bassa ampiezza. Per cui si contano meno impulsi.
Le ultime versioni includono anche un regolatore LM385 che riduce ulteriormente (oltre 30 volte) il rumore in arrivo dalle USB. Questo migliora il funzionamento su alcuni PC particolarmente rumorosi.
Le ricerche più recenti hanno evidenziato che una forte umidità dell’aria, oltre a condurre una corrente di centinaia di picoAmpere, provoca anche variazioni rapide di corrente. Queste variazioni si traducono in un forte rumore sovrapposto agli impulsi (visibile sul TP3 con un oscilloscopio). Il tutto viene amplificato dalla presenza di pulviscolo nell’aria (la polvere si inumidisce e aumenta di molto i disturbi)
Non sappiamo quindi fino a che livello di umidità si potrà arrivare, ma siamo abbastanza sicuri che, oltre il 90% di umidità, i disturbi diventano di tale ampiezza, che nessuna camera a ioni, comunque sia costruita, potrebbe funzionare.
Nuovo alimentatore alta tensione – Versione 5 – Anno 2015

Schema e PCB dell’alimentatore versione 5, con componenti tradizionali.
Schema e PCB dell’alimentatore versione 5, con componenti a montaggio superficiale.
Aggiungendo un regolatore a 3.3 Volt si evita che l’alta tensione venga disturbata dal rumore proveniente dalla USB. La linea di base che si misura sul TP3 è più stabile e quindi e misure sono più precise. Su alcuni PC con tensione USB molto rumorosa questo nuovo alimentatore può fare grande differenza.
Con questo link si può scaricare lo schema, il PCB e le simulazioni, sia dell’amplificatore che degli alimentatori, sia in versione SMD che con componenti classici: IonChamberCircuits
Importante miglioramento della stabilità
Nell’ultimo anno (2017-2018), alcune camere a ioni hanno dato problemi. Improvvisamente iniziavano a generare un numero esagerato di impulsi. In altri casi gli impulsi non sembravano causati da una effettiva concentrazione di Radon. Questi episodi sembravano correlati con i cambi di temperatura.
I test elettrici non mostravano nessuna anomalia, per cui per lungo tempo abbiamo dato la colpa a cause meccaniche e particelle di polvere. Purtroppo le camere che facevano difetti smettevano di farli appena si cambiava qualcosa. Bastava aprirle, muovere i fili e collegarle all’oscilloscopio e magicamente si aggiustavano da sole.
Finalmente (15 luglio 2018), una camera ha iniziato a “fare la matta” mentre l’oscilloscopio era collegato. E fortunatamente il segnale sul TP3 ha mostrato una anomalia. Un dondolio a frequenze molto basse.
La frequenza di questa oscillazione cambiava continuamente, se saliva la sua ampiezza diminuiva, se scendeva la ampiezza aumentava. Scendendo sotto ai 50 Hz aumentava di ampiezza fino alla linea di scatto, e quindi rischiava di innescare falsi conteggi, come si vede nella prossima immagine.
Ulteriori prove hanno evidenziato una autooscillazione ad alta frequenza, sull’uscita dell’integrato stabilizzatore U1 dell’alimentatore dell’alta tensione. E una frequenza di oscillazione dipendente da minime variazioni della capacità esterna (spostare fili o aprire o coperchi metallici), o variazioni della temperatura.
In alcuni momenti la frequenza di autooscillazione, avvicinandosi molto alla frequenza di oscillazione del transistor T2 (ambedue di circa 10 KHz), generava un battimento a bassa frequenza (sotto i 100 Hz).
Le frequenze molto basse, non essendo filtrate efficacemente dai condensatori C3, C4 e C5, provocavano un continuo dondolio della tensione sul punto TP3. Questo dondolio poteva raggiungere anche tensioni superiori a un volt e così iniziava a produrre impulsi spuri.
Una volta compreso il problema la cura è stata semplice. Eliminare la autooscillazione aumentando i due condensatori (C6 e C7) fino a 10 uF. Il datasheet dello MCP1700 consiglia proprio il valore di 10 uF per evitare autooscillazioni, ma questa informazione purtroppo era poco evidente ed è “sfuggita”.
Per migliorare ulteriormente la stabilità, si aggiunge anche un condensatore da 220 uF (elettrolitico da almeno 10 volt) sul connettore che porta i 5 volt in ingresso alla camera.
La seguente immagine mostra che con queste modifiche la tensione sul TP3 è stabile, senza più tracce di ondulazione. Il segnale è costantemente ben lontano dal punto di scatto (quasi un volt), per cui il rischio di impulsi anomali è completamente eliminato.
In questa immagine si vede ancora una leggera ondulazione, che è risultata causata dalla ventola troppo vicina all’elettrodo centrale. Allontanando la ventola di due centimetri anche questo disturbo viene eliminato. Nella prossima immagine si vede che l’unico rumore rimanente è il rumore casuale provocato dalla ionizzazione dell’aria.
Nelle due immagini seguenti si vede un ingrandimento del disturbo provocato dalla ventola.
Nella prima immagine la ventola era posizionata vicina alla camera interna, nella seconda è stata allontanata di 20 mm.
Il disturbo causato dalla ventola è ben riconoscibile perché è una onda quadra con frequenza di circa 500..1000 Hz. Invece l’ondulazione ad alta frequenza (circa 10 KHz) è il residuo delle commutazioni dell’alimentatore ad alta tensione.
Questi disturbi residui (anche quello provocato dalla ventola), sono veramente minimi e non possono creare problemi. Ma è bene saperli riconoscere e controllare che non superino i 100 mV picco picco.
Correzioni rispetto ai progetti precedenti
Ora la tensione sul TP3 è più stabile di quanto sia mai stata, per cui sarebbe bene correggere tutte le camere costruite in precedenza, con i due condensatori ceramici da 10 uF e l’elettrolitico da 220 uF.
Inoltre l’anno scorso una camera è stata danneggiata da un fulmine (aveva un lungo cavo di collegamento tra il Master e la camera). Quindi per evitare questo rischio, sarebbe bene aggiungere due diodi zener, uno tra GND e +5V, e l’altro tra GND e il segnale. Questi zener devono essere da circa 6 o 7 volt (ad esempio gli 1N4735 o 1N4736), e devono avere l’anodo (il lato senza fascetta) collegato a GND. Sarebbe bene aggiungere gli zener su tutti e due i connettori, due sul connettore della camera a ioni, e due su quello della scatoletta che contiene il Master.
E infine, per attenuare i disturbi transitori provocati dalla accensione di grossi carichi, si potrebbe aggiungere un condensatore ceramico a disco da 100 nF, sul connettore, proprio all’ingresso della camera.
Come effettuare le correzioni
Nelle prossime immagini si vedono i componenti saldati direttamente sul connettore.
Questo è un esempio robusto ed efficiente (si eliminano i disturbi proprio all’ingresso). Ma ci vuole abilità con il saldatore. Per cui in alcuni casi potrebbe essere meglio adottare disposizioni diverse, o addirittura un pezzetto di circuito stampato o di millefori.
“Concentration” o “Activity”, questo è il problema!
Fino a pochi mesi addietro misuravamo la “Concentrazione di Radon”, mentre ora misuriamo in “Radon Activity”. Ci siamo dovuti adeguare a questa usanza per dare valori simili agli altri misuratori di Radon in commercio.
Per tarare la camera a ioni in “Radon Concentration” il valore da impostare è 2.15 CPS/Bq/l. Con questa taratura i valori in Bq/l e Curie/l saranno circa cinque volte inferiori.
Per tarare la camera a ioni in “Radon Activity” il valore da impostare è 0.43 CPS/Bq/l. Con questa taratura i valori in Bq/l e Curie/l saranno simili a quelli misurati con gli altri apparecchi in commercio.
Nella relazione della commissione europea ci sono ottime definizioni delle due unità di misura.
- “Con “misurazione delle concentrazioni di radon” si intende il numero di disintegrazioni del solo isotopo Rn-222.
- Con l’espressione “esposizione al radon” si intende invece l’esposizione ai prodotti di filiazione del radon.”
Premesso che ci siamo convinti, se tutti usano la attività lo faremo anche noi. Vogliamo però far notare che si “dovrebbe” misurare la “Concentrazione di Radon” e dare valori circa cinque volte inferiori, come suggerito da tutte le organizzazioni internazionali.
Documentazione che suggerisce di usare la “Concentrazione”
Sia “Word Health Organization” che la “Unione Europea” suggeriscono di usare la “Concentrazione di Radon”
https://www.uic.edu/sph/glakes/radon_measurement/pdfs/unit_three.pdf
http://www.atsdr.cdc.gov/PHS/PHS.asp?id=405&tid=71
The World Health Organization has recommended a radon reference concentration of 100 Bq/m3 (2.7 pCi/L).[82] The European Union recommends that action should be taken starting from concentrations of 400 Bq/m3 (11 pCi/L) for older dwellings and 200 Bq/m3 (5 pCi/L) for newer ones.[83]
http://en.wikipedia.org/wiki/Health_effects_of_radon#Radon_concentration_guidelines
Radon concentrations in the air are measured as the amount of radioactivity (Bq) in a cubic metre of air: http://www.who.int/ionizing_radiation/env/Radon_Info_sheet.pdf
La concentrazione di radon si misura in Becquerel per metro cubo (Bq/m3 ). Il valore di 400 Bq/m3 indica la disintegrazione di 400 nuclei atomici di radon al secondo in un metro cubo d’aria accompagnata dalla emissione di radiazioni ionizzanti.
Radon concentration scale
http://en.wikipedia.org/wiki/Radon#Concentration_scale
Ma allora perché tutti i costruttori di apparecchi simili usano la “Attività di Radon”?
Probabilmente perché in questo modo si superano più facilmente i limiti di legge e diventa più facile proporre costosi interventi di risanamento. Questa è solo una nostra supposizione, ma fino a che qualcuno non ci suggerirà una spiegazione migliore…
Una camera a ioni “embedded”
Alessio ha sviluppato una camera a ioni con tutto il software in un microcontrollore PIC. Questa soluzione è particolarmente economica perché non necessita di un PC (o tablet).
Con un solo pulsante si manovrano tutte le funzioni. Il display indica la versione, attualmente “Radon Detector Ver. 1.0”, i secondi trascorsi e la concentrazione di gas Radon in Bequerel per metro cubo.
हिन्दी
中文
Русский
العربية

















Se alla uscita del filtro cioè dopo il resistore da 1 giga ohm misuri 475 volt con un tester allora i 475 volt ci dovrebbero davvero essere. Perché i normali tester digitali sono da 10 Mega Ohm e 1 giga fratto 10 mega fa 100 volte. E quindi 4.75 * 100 = 475.
Penso quindi che il problema sia nella schedina con il FET o nella scheda che amplifica.
…. Devo anche dire che la mia uscita in idle è a 0,2 V, non a 0 V costanti, ma suppongo che sia correlato al normale rumore dovuto alla sensibilità del sistema….
No qui ti sbagli, il circuito di uscita è uno schmitt trigger e quindi non ci può essere “rumore” o il valore di uscita è zero (esattamente zero) oppure è 3.3 volt per la durata di un impulso di circa 10 mS
Credo quindi che il problema sia proprio li intorno. Hai usato uno LM6482? Controlla tutto, la sua alimentazione è 3.3 volt? Il suo PIN di GND è collegato alla massa?
Forse hai sbagliato qualche collegamento nel PCB? O forse C7 è in corto? Prova a togliere C7 e vedere se la uscita va a zero. Controlla che R5 e R6 siano giuste, controlla tutto li intorno. IC1 potrebbe anche essere rotto o difettoso oppure ti hanno venduto dei chip che non sono davvero LMC6482.
In assenza di impulsi devi misurare ZERO.
Ciao Livio, come stai?
Grazie mille per la tua guida. Volevo farti sapere che sono riuscito a identificare la provenienza di quell’offset di 200 mV. A quanto pare, i diodi Zener di sicurezza tra 5 V e OUT-GND iniettavano quella tensione. Non riuscivo a capire perché succedesse, ma quando li ho rimossi, ho ottenuto la lettura di 0 V che hai menzionato. Tuttavia, questo non sembra aver risolto completamente il problema, perché anche con le riparazioni e la schermatura installata, non vedevo ancora gli impulsi in OUT. Ecco perché ho ricominciato a tracciare il grafico di TP3 e ho scoperto diverse cose. Una di queste è che il segnale TP3, pur rimanendo a 3 V, tende a essere un po’ instabile; fluttua sempre leggermente. Per ragioni che non comprendo (perché ogni volta che ho cercato di stabilire una relazione proporzionale, come con il segnale del cellulare o con il mio movimento, si sono rivelati eventi privi di quel tipo di relazione causale diretta), il segnale TP3 presenta ondulazioni e instabilità che possono causare falsi impulsi. Una nota positiva, seppur curiosa, è che ho notato che ricevevo gli impulsi isolati e piuttosto periodici che descrivi nella guida come radon. La cattiva notizia è che questi impulsi arrivano con picchi negativi tra 500 mV e 1 V (essendo più comuni nell’intervallo 500 mV-700 mV).
Questo mi preoccupa perché, a quanto pare, gli impulsi dovrebbero essere più grandi e non so cosa possa causare questa caduta di tensione. Inoltre, ho un paio di impulsi che superano leggermente 1 V, ma non attivano il rilevatore di Schmitt. Per questo motivo, vorrei chiedervi nuovamente un parere su questo, nel caso abbiate suggerimenti su cosa controllare (oltre alle resistenze, che, pur avendole già controllate, misurerò nuovamente per assicurarmi che i valori siano corretti), o se dovrei aumentare la sensibilità modificando R6. Ho anche considerato che, poiché utilizzerò un Arduino Nano per elaborare il segnale una volta terminati i test, potrei provare ad adattare una soglia basata su TP3, utilizzando un software per distinguere tra impulsi sospettosamente frequenti o eccessivamente lunghi (che sono quasi certamente dovuti al rumore del segnale). Naturalmente, questa sarebbe la mia soluzione se non riuscissi a trovare una soluzione fisica per la mia situazione attuale. Spero che prendiate in considerazione queste idee e che possiate aiutarmi con qualsiasi commento riteniate rilevante, soprattutto se avete in mente una soluzione per risolvere questo malfunzionamento del segnale TP3.
Di seguito ho allegato alcune immagini che sono riuscito a catturare, sia quelle che ritengo essere impulsi di radon autentici, sia quelle che dimostrano il comportamento instabile del segnale TP3 (che a volte si è rivelato quasi spontaneo e di breve durata). Cordiali saluti.
https://drive.google.com/drive/folders/1-Z-ARoCKXQ6634jGy7NwJBZ88FWl6DlF?usp=drive_link
Il rumore all’ingresso del trigger di schmitt (ondulazioni e instabilità) è normale ma deve essere abbastanza basso da non far scattare il trigger.
Se ogni tanto hai impulsi negativi da 500 mV-700 mV quelli sono proprio gli impulsi del radon!
E oltre i 500 mV o addirittura 1V come dici devono far scattare il trigger e in uscita devi vedere ogni volta un bell’impulso da 100 mS.
Per cui direi proprio hai la zona di IC1A che non funziona!!!
Falla funzionare e dovresti avere risolto.
Ho hai sbagliato i collegamenti sul PCB o c’è un corto, o qualcosa di scollegato, oppure R5, R6 o C7 non sono quello che sembrano.
Ciao Livio, grazie mille per il tuo aiuto.
Sai, non sono riuscito a trovare il problema con lo stadio di amplificazione. Le uniche cose rimaste sono il FET e l’amplificatore operazionale, ma sostituirli è stato piuttosto difficile e, nel caso dell’amplificatore operazionale, potrebbe danneggiare le tracce sulla scheda. Per risolvere questo problema, sto valutando l’utilizzo dell’ingresso analogico di Arduino per collegare il TP3 ed effettuare la discriminazione software. Ora, volevo chiederti un po’ sugli impulsi, perché stavo pensando di impostare la soglia a 500 mV, ma mi sono reso conto che, allo stato attuale del segnale del TP3, ottengo impulsi con un picco di 300 mV, molto simili agli impulsi previsti dalla ionizzazione del radon. Per questo motivo, e per evitare qualsiasi indebita parzialità, volevo chiedere se un impulso (nel mio caso, compreso tra 0,3 V e 1,2 V) che soddisfi i criteri previsti (calo rapido, lungo tempo di recupero e non verificarsi in un periodo di rumore) possa essere considerato un conteggio del radon.
Ho allegato un’immagine in modo che possiate vedere il tipo di impulso che sto cercando di valutare.
Cordiali saluti.
https://drive.google.com/drive/folders/1-Z-ARoCKXQ6634jGy7NwJBZ88FWl6DlF?usp=drive_link
Si, gli impulsi che scendono con le caratteristiche che hai indicato sono sicuramente quelli del Radon. E anche se sono di ampiezza inferiore (ad esempio 0,15V) ma che hanno la stessa forma sono prodotti dal radon.
Però noi scartiamo tutti gli impulsi inferiori a 0,3V perché possono confondersi con il rumore.
Incredibile che non riesci a trasformare impulsi da 0,3V a 1.2V in un bell’impulso di uscita da 100 millisecondi.
Il circuito che lo fa è talmente semplice ( due resistori e un condensatore ) che deve funzionare per forza. E non credo nemmeno che sia l’operazionale che non funziona perché da quello che mi dici la prima metà sembra funzionare bene.
Le immagini che invii non riesco a vederle, Google Drive non me le lascia aprire, dice che non ho i permessi, io li chiedo e dice che me li manda via mail ma non arrivano.
Se vuoi mandare immagini mandale via mail a engineering@theremino.com e se necessario poi le pubblico io qui.